Famoso per la produzione di frutta, soprattutto fragole e pesche, il paese è reso illustre dall'artista, a cui ha dato i natali. E che ha voluto tramandarne il nome legandolo al proprio: Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il paese è inserito nell’elenco de “I Borghi più belli d’Italia”.

IL BORGO
Volpedo è un antico borgo a pianta quadrata, posto su una collinetta nel punto in cui la val Curone si apre alla pianura. Punto di passaggio obbligato per quanti, risalendo il corso del torrente Curone, si dirigevano nei diversi paesi della valle. Un tempo era circondato da una cinta muraria medievale, in gran parte demolita nel XIX secolo, di cui oggi resta un solo tratto integro.

Tra i luoghi da visitare si segnalano lo studio e il museo didattico del pittore, la Pinacoteca, la Pieve di San Pietro e una passeggiata lungo i vicoli del Borgo dove è possibile ammirare le riproduzioni delle tele di Pellizza collocate nei luoghi esatti dove sono state dipinte.
LE MURA MEDIEVALI
Quest'area fortificata fu costruita intorno al X secolo, facilitata nel suo impianto dalla collinetta naturale che lambisce le acque del torrente Curone sul quale si sviluppava il villaggio.

Nel XIX sec. ci fu l'abbattimento delle mura medioevali, di cui solo un tratto oggi ristrutturato, è rimasto integro grazie all'intervento del Pittore Giuseppe Pellizza presso le autorità competenti.
LA PIEVE
Piccola chiesa campestre, vero e proprio gioiello romanico della val Curone, è il principale monumento storico di Volpedo. La Pieve è citata per la prima volta in una pergamena del 965 conservata presso l’archivio Capitolare di Tortona. Alla costruzione originaria del XI secolo appartengono, oltre all’abside, la sommità della parete di fondo della navata centrale e un tratto della parete longitudinale della facciata settentrionale. Le restanti mura perimetrali, la facciata e il portale risalgono al rifacimento del XV secolo, così come gli affreschi conservati all’interno. Sulla facciata si trova un portale ogivato, di fattura assai semplice, e sono utilizzate decorazioni a lesene disposte asimmetricamente. L'interno è a tre navate, divise da file di quattro pilastri, quadrangolari che sorreggono archi a sesto acuto o a tutto sesto, la copertura è a capriate. Grande interesse rivestono gli affreschi tardo quattrocenteschi per i quali si è ipotizzata l’opera dei fratelli Boxilio (indicati nei documenti d'archivio anche come Baxilio, o Basiglio), di Castelnuovo Scrivia, titolari della più importante bottega del tortonese.
Il profilo della pieve con il suo campaniletto a vela è ben riconoscibile nel quadro "Fiumana" di Giuseppe Pellizza da Volpedo, una delle opere che fanno parte della serie che si evolverà fino a trovare compimento ne “Il Quarto Stato”.
I restauri intervenuti di recente hanno consentito il recupero degli affreschi dell'abside, attribuiti ai maestri Manfredino e Franceschino Boxilio (XV – inizio XVI secolo). Il catino è occupato dalla figura del Cristo pantocratore circondato dai simboli dei quattro evangelisti (il cosiddetto Tetramorfo), con la figura elegantemente abbigliata della Vergine da un lato e quella di San Michele Arcangelo dall’altra.
Nel registro inferiore, in una nicchia collocata proprio sotto la mandorla con il Cristo, è posta – a sottolineare la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento – la figura di Re Davide, ritratta con barba e capelli canuti e con abiti che paiono tratti da una miniatura cortese. Essa è affiancata, sui due lati, dalla schiera dei dodici apostoli e da un’immagine del Cristo in pietà. Lo stile, a dispetto della data di esecuzione, è ancora marcatamente gotico.
La Pieve è aperta al pubbliconel pomeriggio del sabato, domenica e festivi.
Dal 1 ottobre al 30 aprile col seguente orario: 15:00 – 17:00
Dal 1 maggio al 30 settembre: 16:00 – 19:00
Visite guidate possono essere richieste all’associazione onlus “Pellizza da Volpedo”
LA PIEVE
GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO
Nasce a Volpedo il 28 luglio 1868. Il padre Pietro è un piccolo proprietario terriero commerciante di vini, molto impegnato nella vita politica e sociale del paese. Illustre esponente del Divisionismo e autore del celebre “Il Quarto Stato”, Pellizza è uno dei protagonisti più celebri della pittura italiana tra Otto e Novecento. Il forte legame con Volpedo è alla base della scelta di vivere ed operare nel paese natio, sancendo così un rapporto stretto ed indissolubile con gli uomini e con le atmosfere della sua terra, immortalati nelle sue opere.
L’atelier nel quale Pellizza dipingeva, si esercitava e studiava, avendo di fronte i prati e la campagna, fu fatto costruire dal pittore nel 1888 sul retro di casa Pellizza. Fu successivamente ampliato fino ad assumere, nel 1896, l'attuale veste di un grande nucleo parallelepipedo con ampio lucernario zenitale.
È stato donato dalle due figlie di Pellizza al comune di Volpedo nel 1966. L'aspetto che ha ora è dovuto ad un restauro che lo ha riportato alle condizioni originarie tra 1986 e 1994, anno della sua apertura al pubblico.
LO STUDIO DI PELLIZZA
Una volta entrati, si resta colpiti dall'ampiezza del locale, che ha un perimetro di m. 6,50x8,25 per 5,5 di altezza. I lavori di restauro hanno riportato le pareti alla colorazione data da Pellizza al suo atelier. È stata così ritrovata la tonalità scura ma calda di un terra di Siena tendente al bruno. Una tonalità intensa, come era consuetudine nella maggior parte degli atelier ottocenteschi.
Al termine delle pareti, Pellizza stesso dipinse una fascia architettonica, costruendo con efficace modellato prospettico l'illusione di una cornice con modanature in rilievo, giocando sul monocromo con grande sapienza.
All’interno dello studio si trovano una serie di bozzetti e disegni preparatori, le tavolozze e i pigmenti originali, un autoritratto eseguito a carboncino e i ritratti del padre e della madre, realizzati dal pittore nel 1890 su olio a tela.
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